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Contratto Conto Corrente

Quali sono le regole generali per stipulare un contratto di conto corrente?. Per prima cosa il contratto deve essere redatto in forma scritta; in caso contrario il cliente può eccepire nei confronti della banca la nullità dello stesso.

Prima della sua conclusione, il cliente che ne abbia fatto richiesta può ricevere una copia completa del testo; ciò consente una valutazione più consapevole delle clausole e delle condizioni che si andranno ad accettare.

È consigliabile leggere attentamente il foglio informativo, documento che le banche sono tenute a mettere a disposizione della clientela a fini di trasparenza.

Lo schema generalmente seguito prevede un contratto con il quale la banca si impegna ad eseguire operazioni di incasso e di pagamento su istruzione e nell’interesse del cliente, utilizzando somme di denaro da questi versate. Su richiesta, la banca è inoltre tenuta a consentire il prelevamento dei risparmi accumulati e inutilizzati.

Da parte sua, il cliente è tenuto a corrispondere spese e commissioni. Il contratto deve indicare le condizioni economiche che verranno applicate nella gestione del rapporto e che gravano sul correntista.

Al momento della sottoscrizione, il correntista riceve oltre alla copia del contratto anche il “documento di sintesi”, prospetto che evidenzia in modo sintetico e chiaro le condizioni cui prestare maggiore attenzione.

Chiusura conto corrente

Al momento di chiudere il proprio conto corrente è bene ricordare che, in base al decreto Legge Bersani sulla concorrenza e la tutela dei consumatori, il titolare di un conto corrente ha il diritto di chiuderlo in qualsiasi momento senza alcuna penalità e senza spese di chiusura.

Per procedere alla chiusura è necessario assicurarsi che:

  • il conto corrente non sia in rosso; quindi è fondamentale riportare a zero il conto, pagare lo scoperto ed i relativi interessi maturati fino al momento della chiusura
  • non ci sia nessuna operazione ancora attiva su di esso.

Il passo successivo consiste nell’informare la banca tramite comunicazione scritta (anche per lettera raccomandata), allegando anche il libretto con gli assegni non utilizzati, la carta di credito ed il bancomat.

Il tempo utile per la chiusura del conto dipende dalle possibili operazioni ancora attive sul conto stesso, come ad esempio i pagamenti effettuati con carta di credito, incasso degli assegni, ecc.

L’istituto di credito ha, comunque, il diritto di addebitare le spese di tenuta conto dal 1° gennaio al momento dello scioglimento del contratto e le spese di invio dell’estratto conto finale. Se il correntista ha depositato sul conto dei titoli, l’operazione di chiudere o trasferire il proprio conto presso un’altra banca è decisamente più costosa.

Nella maggior parte dei casi si decide di chiudere l’attuale conto magari,  per aprirne un altro presso una nuova banca e magari a costi più vantaggiosi. In tale circostanza chi decide per l’estinzione del conto corrente ha la possibilità di richiedere proprio alla nuova banca l’estinzione del conto corrente presso la vecchia.

Tutto ciò avviene mediante la compilazione di appositi modelli prestampati e mediante l’invio telematico della richiesta di variazione nella domiciliazione bancaria dei pagamenti o RID (addebito diretto sul conto corrente di alcuni pagamenti periodici, come ad esempio telefono, gas, energia elettrica).

Spese conto corrente

L’importo delle commissioni e spese conto corrente può essere determinante nella scelta della banca. Le spese, infatti, possono variare molto da banca a banca.

Nella scelta di una banca e di una tipologia di conto, avendo come obiettivo il contenimento delle spese banca e delle commissioni di conto corrente, è necessario tener presente che il conto più diffuso al momento è il Conto a pacchetto, che prevede, a fronte di un canone mensile fisso, un certo numero di servizi ed operazioni incluse, al superamento del quale si pagherà un costo per ogni operazione.

Questo tipo di conto a pacchetto si contrappone al conto tradizionale che addebita commissioni e spese per ogni singola operazione effettuata.

Buena regola è, inoltre, quella di controllare se la banca ha un conto convenzionato con una categoria professionale o una tipologia di persone (medici, giornalisti, pensionati ecc.) alla quale apparteniamo.

Questi conti, a seconda delle convenzioni stipulate, offrono condizioni più vantaggiose rispetto agli altri conti, come un tasso di interesse creditore più elevato o un canone mensile più basso.

Verificare la convenienza ad aprire un conto corrente online che spesso offre condizioni migliori, giustificate dai minori costi sostenuti dalla banca per il personale in agenzia.

Bollo conto corrente

L’imposta di bollo sull’estratto conto è in pratica una tassa di possesso del conto. Si pagano attualmente euro 34,20 all‘anno, dal 1.febbraio 2005, importo che può anche essere suddiviso in quote trimestrali 8,55 euro a trimestre.

Attenzione però, perché un’altra imposta di bollo si paga anche sul possesso di un eventuale “conto titoli” collegato.

In Italia le banche propongono conti correnti di ogni tipologia, da quelli cosiddetti “low cost” con canone zero (o quasi), a quelli cosiddetti “all inclusive”, ovverosia con tutti i servizi inclusi a fronte di un contributo fisso mensile.

In ogni caso, anche se il canone del conto è pari a  zero euro al mese, occorre fare i conti ogni anno, anzi ogni tre mesi, con l’odiata imposta di bollo che annualmente arriva a costare circa 34,20 euro, ovverosia 2,85 euro al mese.

Di conseguenza, anche se la banca offre il conto a zero spese alla fine i costi sul conto corrente, quelli dovuti per Legge, ci sono sempre.

In Italia ci sono alcuni conti correnti che permettono, a fronte di ben precise condizioni, di non pagare l’imposta annuale sul conto corrente in quanto a carico dell’Istituto di credito.

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Conti correnti convenienti?

Banche con zucche, impiegati che ballano all’arrivo del cliente, o direttori che in mezzo al deserto tracciano cerchi. Di conti correnti convenienti ce ne sono tanti, ma quale davvero conviene?

Domanda apparentemente semplice, ma quale risposta? Guardo i costi? Oppure il rendimento? Per chi non se ne intende esiste solo l’imbarazzo della scelta eppure non è così come sembra. A tal proposito esistono siti per comparare i conti che metteno a disposizione utilissimi calcolatori che ci permettono di confrontare i costi dei conti correnti dei principali istituti di credito italiani, potendo in questo modo farsi un’idea su quello che può essere il conto corrente più adatto alle proprie esigenze.

Evitiamo di finire con le tasche vuote. Immagine: www.agetoscana.it

Evitiamo di finire con le tasche vuote. Immagine: www.agetoscana.it

Già perché con un rendimento del 2%, o promesse di “zero costi”, gli occhi brillerebbero a chiunque, ma ci sono tante altre cose da dover sapere, e una volta letto il contratto, il conto corrente potrebbe non sembrare così appetitoso come in pubblicità se si tiene conto delle spese di registrazione,del canone periodico, delle commissioni, delle spese postali per invio documenti, di quelle per la chiusura del conto, o l’imposta di bollo. Per quanto riguarda il tasso di interesse non c’è da aspettarsi tanto, la maggior parte delle banche lo ha quasi azzerato in cambio di una riduzione delle spese.

Il conto corrente, dunque, non deve essere inteso come un prodotto attraverso cui far fruttare i propri soldi, ma come uno strumento il più vicino possibile alle nostre esigenze. In ogni caso leggere di tassi di interesse più alti della media fa gola, ma è importante che, in cambio, non vengano richieste spese eccessive che non sarebbero coperte neanche dal rendimento che ci è stato promesso, in questo caso è meglio optare per conti più convenienti ma che non offrono alcun tasso di interesse.Insomma, metterselo nella zucca, alla fine, non sembra così semplice.

Velia Serino

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